Marilyn Monroe, la diva dagli occhi tristi

La conosciamo per il suo viso ammaliante, per il vestito bianco alzato dalla ventata d’aria proveniente dalla metropolitana di New York in Quando la moglie è in vacanza di Billy Wilder (1955), per la sua famosa esibizione al Madison Square Garden cantando “Happy Birthday Mr President” dedicato a John Fitzgerald Kennedy: Marilyn Monroe è a tutti gli effetti un’icona non solo del cinema, ma anche dell’immaginario di ognuno di noi. Veniva trovata senza vita il 5 agosto 1962 nella sua abitazione e le dinamiche della morte sono ancora un mistero; la versione più accreditata è per abuso di barbiturici.

Il famoso ritratto su seta Shot Sage Blue Marilyn che
Andy Warhol dipinse nel 1964 sulla figura
dell’attrice è stato venduto per 195 mIn di dollari, un
prezzo che rende l’opera iconica la più costosa mai
venduta all’asta da un artista statunitense.

Nata Norma Jeane Mortenson Baker, approda nel cinema per caso, perché notata da un fotografo come modella per i suoi scatti; lavora poi per diverse riviste arrivando fino ad Hollywood, apparendo in alcuni film in ruoli minori. Poi il regista Ben Lyon le suggerisce di cambiare il nome in Marilyn -in onore dell’attrice degli anni Venti Marilyn Miller- e le viene suggerito di modificare il suo aspetto: è così che diventa la bionda che tutti noi conosciamo.

Nonostante la popolarità e il successo raggiunti, Marilyn Monroe era, di fatto, una donna sola e triste: ammirata per il suo fascino e per la perfezione del suo corpo ma, al tempo stesso, irrisa da molti per la sua fragilità nervosa ed emotiva, per la sua immaturità, per la sua scarsa cultura e per il suo essere una donna-oggetto, utile da esibire per far soldi ma alla quale nessuno ha mai voluto realmente bene, eccetto il campione di baseball Joe Di Maggio, ossia colui che, quando morì, si preoccupò di farle cambiare tre volte alla settimana il mazzo di rose rosse davanti alla lapide, per testimoniarle un amore puro, profondo, inarrivabile, certo non condiviso dalla miriade di uomini che, al contrario, l’ha sempre considerata alla stregua di un passatempo.

Marilyn Monroe e Joe DiMaggio.

Di Marilyn e della sua sinuosa meraviglia si sono sempre approfittati tutti, fino a quando la star non ce l’ha fatta più, schiacciata dal peso di un gioco più grande di lei, dall’inseguimento di una felicità impossibile da raggiungere, dal dolore per una vita che considerava ormai una prigione e da un feroce senso di sconfitta, dovuto al fatto che, pur avendo ottenuto ciò cui forse aspirava all’inizio, si era resa ampiamente conto che i ritmi e le caratteristiche di Hollywood l’avevano distrutta moralmente e privata di quei beni immateriali di cui ciascuno di noi, compresi i più cinici, avverte il bisogno.

E Marilyn non era cinica: era solo profondamente ingenua e dannatamente incapace di accorgersi di essere circondata da uno stuolo di profittatori che, alla sua morte, non ha versato una lacrima.

Oltre a essere un personaggio, destinato a diventare icona, Marilyn era prima di tutto Norma Jane, una donna complessa, condizionata dal suo disperato bisogno d’amore. Ma a volte quell’amore lo cercava nelle persone sbagliate, e non le sono mancati gli uomini egoisti, che in lei vedevano solo un trofeo da esibire. La ricerca d’amore per Norma Jeane non appartiene solo all’età adulta. Al contrario è iniziata proprio durante i suoi primi anni di vita quando la madre fu rinchiusa in manicomio e lei costretta a passare da famiglie affidatarie a case famiglia. Poi Marilyn è cresciuta e quella bambina si è trasformata in una splendida donna. Prima modella, poi attrice cinematografica, non ci volle molto tempo per riuscire a conquistare gli schermi e il cuore del pubblico. Di lei si diceva che avesse avuto molti uomini, alcuni di loro già impegnati. Nel 1954 si sposò con il campione di baseball Joe di Maggio, ma il matrimonio durò molto poco. Così come quello con Arthur Miller. In quel periodo iniziò anche ad essere l’amante dei fratelli Kennedy.

Conosciuta e adorata in tutto il mondo per la bellezza, la sensibilità e il talento. Su di lei si sono dette molte bugie e sono nate molte leggende, qualche volta anche con il contributo della stessa Marilyn, che aveva costruito la sua immagine pubblica e privata mescolando fatti veri e fantasie autogratificanti.

Marilyn Monroe nella scena della gonna.

Il suo mito sopravvive ancora oggi, a sessant’anni dalla sua morte. Nuda e con in mano la cornetta del telefono, Marilyn fu trovata senza vita il 5 agosto del 1962 a causa di un’overdose. Aveva soltanto 36 anni, ma il suo nome era già destinato a restare nella storia. Lei era Marilyn, la bomba sexy ricordata per i suoi scandali, i suoi mariti e i suoi amanti ma anche per essere stata un’iconica pin up, e perché era una ragazza sveglia e brillante, seppure poco equilibrata. 

In un libro, diventato un cult, Anthony Summers fa piazza pulita di tutte le voci e le storie e ci consegna la biografia definitiva dell’ultima grande diva dello schermo, con sorprendenti rivelazioni sui suoi matrimoni e sulle relazioni con uomini famosi, tra cui il presidente John F. Kennedy e suo fratello Robert. Un ritratto di Marilyn come realmente fu: vitale, ricca di contraddizioni, debole, seducente, patetica e, infine, tragica. Per ricostruire la complessa vita della diva, Summers ha intervistato più di seicento persone tra conoscenti, amici e amanti; ha attinto da rapporti segreti di polizia e registrazioni telefoniche prima secretate; ha potuto utilizzare la corrispondenza privata tra Marilyn e il suo psichiatra e documenti inediti che rivelano i complotti della mafia tesi a usare l’attrice contro i Kennedy. La drammatica conclusione ripercorre, senza ombre e reticenze, la sua morte piena di misteri e di circostanze non chiarite.
Anthony Summers ricostruisce con precisione e scrupolo la biografia di Marilyn e la racconta come fosse un grande romanzo.


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